Che cosa sono i marchi DOC dei vini e a che cosa servono

Che cosa sono i marchi DOC dei vini e a che cosa servono

Le Denominazioni di Origine Controllata (DOC) sono importantissime per la degustazione e la comprensione dei vini che provengono da territori italiani differenti

Avrete sicuramente notato che le etiche di molti vini, come il nostro “A’Luna” Nero d’Avola”, presentano il marchio DOC. Ma cosa indica questa sigla? Si tratta di un acronimo che sta per Denominazioni di Origine Controllata.

Questo genere di marchi nasce allo scopo di tutelare delle tipologie di vino specifiche, prodotte in determinate aree del territorio italiano. Ovviamente l’applicazione di questi marchi è rigidamente disciplinata dallo Stato, attraverso un regolamento approvato con un decreto ministeriale.

Ma a come fa un marchio DOC a tutelare un particolare tipo di vino? Innanzitutto identifica l’origine territoriale delle uve utilizzate per la produzione, ne stabilisce i limiti produttivi e definisce le pratiche enologiche impiegate (l’elaborazione, l’affinamento e il confezionamento).

L’utilità del marchio Doc però non finisce qui, perché aiuta anche a regolamentare l’“essenza di un vino”, ovvero ne le caratteristiche organolettiche e tecniche, fissando uno standard a cui i produttori devono attenersi.

In tal senso questo tipo di denominazione serve anche a proteggere la nostra produzione da contraffazioni e abusi, garantendo l’assoluta certezza che il nostro non è un Nero d’Avola qualsiasi, ma un vero vino rosso siciliano.

Il marchio DOC e le altre denominazioni: la storia in breve

Tutelare la produzione vitivinicola non è solo un’esigenza contemporanea di aziende e consumatori, ma una questione che addirittura risale all’Unificazione d’Italia nel 1861, anno in cui si iniziò a pensare a delle normative riconosciute in tutto lo Stato appena nato.

Prima dell’unificazione esistevano già delle norme stabilite nei vari regni in cui era suddiviso il territorio, però si trattava di un corpo legislativo troppo eterogeneo per essere accorpato in quello del nuovo Stato.

La questione, purtroppo, finì nel dimenticatoio per quasi settant’anni finché nel 1930 venne stabilito un primo criterio di classificazione, che comprendeva due categorie: Vini Tipici (suddivisi a loro volta in Vini speciali, Vini superiori e Vini fini) e Vini senza nessuna indicazione.

Successivamente ci vollero altri trent’anni prima che le normative venissero aggiornate, fino al 1963, anno in cui iniziò un processo di rinnovamento durato fino al 1992. In questo lungo periodo furono riviste le categorie dei vini e ne vennero introdotte di nuove: Vini a Denominazione di Origine Controllata (DOC), Vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), Vini a Denominazione di Origine Semplice e Vini senza denominazione.

A partire dal 1992 però entrò in vigore una nuova norma, con l’intento di affinare ancor più il lavoro svolto in precedenza, e fu così che la classificazione dei vini cambiò nuovamente, fino a comprendere: Vini DOC, Vini DOCG, Vini di Indicazione Geografica Tipica IGT e Vini da tavola.

Nel 2009 questo lungo processo legislativo giunse finalmente al suo epilogo, quando l’Unione Europea decise di introdurre altre due categorie e ne ridefinisce alcune precedenti: le nuove sono la Denominazione di Origine Protetta (DOP) e l’Indicazione Geografica Protetta (IGP), mentre la vecchia categoria che includeva i Vini da tavola viene suddivisa in Vini Generici con Annata e Vitigno e da Vini Generici, per indicare tutti i vini senza indicazione d’origine.

Oggi, grazie a una deroga del regolamento comunitario dell’UE, l’Italia ha mantenuto la facoltà di utilizzare le precedenti denominazioni (DOCG, DOC e IGT) sia da sole, che unite alle nuove categorie europee.

Le caratteristiche del territorio di un vino DOC

Il territorio gioca un ruolo fondamentale nelle Denominazioni di Origine Controllata dei vini, per questo è necessario che possegga almeno 3 caratteristiche di primaria importanza:

  1. omogeneità, ovvero il terreno deve manifestare delle specifiche condizioni fisiche (dipendenti da temperatura, umidità, etc.), che si determinano nello strato a diretto contatto con l’ambiente aereo, e che non devono risentire in maniera determinante delle normali variabili (altimetria, composizione dei suoli, influenza di una particolare orografia locale, etc.);
  2. riconoscibilità, cioè i vini prodotti all’interno di un territorio omogeneo devono mostrare in modo inequivocabile l’influenza degli elementi naturali che caratterizzano il territorio stesso, ad esempio se il vigneto è vicino al mare il vino prodotto sarà più sapido;
  3. qualità comprovata e incontestabile, ovvero la produzioni di uve e vino deve essere regolamentata – e talvolta limitata –, per garantire la massima tipicità ed espressività dei vini stessi in relazione al territorio d’origine.

Dato che il nostro Nero d’Avola in purezza proviene da un territorio con tutte queste caratteristiche e rispecchia altri standard di qualità produttivi, si tratta a tutti gli effetti un vino DOC, un riconoscimento che ha un valore per noi e soprattutto per i consumatori, perché certifica il nostro impegno e la qualità del nostro vino.

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